Ville & Arte

domenica 20 maggio 2018   Nessun commento
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Nel 1886 Tommaso venne nominato direttore della Banca Cooperativa agricola della Penisola Sorrentina, che nel 1892 divenne Banca Generale, una delle prime istituzioni bancarie private del Mezzogiorno italiano: struttura così florida che l'anno successivo aprì addirittura una sede a Napoli. A suggellare il successo raggiunto dal giovane imprenditore arrivò, nel 1887 il matrimonio con Teresa Castellano, figlia di Angelo e Teresa Allaert. Unione felice, da cui nasceranno otto figli – Gioacchino, Agnese, Angelo, Letizia, Mario, Vittorio, Maurizio e Maria Vittoria-ma anche occasione per il giovane banchiere di consolidare la sua ascesa sociale Grazie al prestigio e alle conoscenze della famiglia di Teresa.  Ai primi del Novecento, Tommaso costituì la Società Industriale e Commerciale Meridionale, con lo scopo di promuovere e finanziare le nascenti attività industriali: i risultati positivi furono immediati: uno stabilimento per la produzione della banda stagnata per l'industria conserviera a Castellammare di Stabia ( 4) e un mulino con pastificio a Telese, in provincia di Benevento. Con le agevolazioni previste dalla Legge Speciale per Napoli varata dal Ministero Giolitti 1'8 luglio 1904 nel settore della produzione industriale, Tommaso costruì la Centrale Elettrica di Sorrento, inaugurò la linea tranviaria elettrica tra Castellammare e Sorrento (alimentata da un altro impianto ad Alimuri) e aprì il Cinema Moderno a Piano di Sorrento. Inaspettatamente, però, 1'8 aprile del1923 Tommaso Astarita morì: tutta Napoli renderà omaggio all'uomo che, come scrisse Matilde Serao, "aveva sempre lavorato e doveva al lavoro la sua fortuna".

 

Il Museo di Villa Angelina e le grandi collezioni d'arte:

 

Tommaso Astarita fu anche un eccellente estimatore d'arte, passione che nel1917 gli valse la nomina a rappresentante del Regio Museo Artistico Industriale di Napoli, nonché la carica di membro del Consiglio di Amministrazione del Museo Correale di Terranova a Sorrento (carica che egli ricoprì fino alla morte). Questa grande sensibilità artistica portò Tommaso alla realizzazione di un piccolo museo, nella tenuta di Villazzano, alle spalle di Villa Angelina, dove ospitare i reperti emersi durante i lavori di scavo all'interno del fondo. Così, il prezioso bassorilievo raffigurante il "Sacrificio a Diana" e altre testimonianze del passato trovarono la giusta collocazione e valorizzazione. È proprio la realizzazione e l'articolazione del piccolo museo Astarita a suscitare, nei giovani figli Angelo e Mario, l'amore per il collezionismo; inoltre, entrambi avevano ereditato quel senso di generosità e altruismo che li avrebbe portati a condividere con tutti il loro immenso patrimonio culturale. Mario, non ancora ventenne, si trovò profondamente coinvolto nel lavoro di scavi nel promontorio di Capo di Massa; fu questo l'inizio di una brillante carriera di archeologo amatoriale, nonché raffinato collezionista. Mario Astarita accanto a un reperto Di rilevanza internazionale è, infatti, la collezione fittile (ceramiche corinzie, etrusche, attiche a figure nere e rosse) che egli donò nel1967 al Pontefice Paolo VI e che quest'ultimo passò al Museo Etrusco nell'ambito del complesso dei Musei Vaticani a Roma. L'anno successivo, sempre in segno di devozione al Santo Padre, fece ulteriori donazioni: terrecotte, vetri, bronzi e marmi, inclusa una imponente raccolta di libri antichi risalenti alla seconda metà del Cinquecento. Mentre Mario aveva una propensione per l'archeologia, Angelo invece era un grande estimatore della Scuola Napoletana di pittura:  collezionò dipinti di Giacinto Gigante ed altri artisti appartenenti alla Scuola di Posillipo. Conscio dell'alto valore della sua collezione, Angelo decise di seguire le orme del fratello Mario e, verso la fine degli anni '60, donò l'immenso patrimonio (circa 428 opere) al Museo di Capodimonte. Quando Angelo morì nel1969, suo fratello realizzò il suo ultimo progetto: dal 22 ottobre al Angelo Astarita 3 dicembre 1972l'intera collezione di dipinti venne esposta nel Palazzo Reale di Napoli. Grazie all'opera culturale e alla generosità dei fratelli Astarita, dunque, grandi musei statali si sono arricchiti di prestigiose collezioni, sottratte al godimento privato per divenire patrimonio culturale collettivo. 

 

Non tralasciamo di aggiungere una precisa e puntualizzante  nota di Gaetano Mastellone :

 

Tommaso Astarita è stato infatti uno dei più grandi banchieri e industriali napoletani negli anni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. La Banca Generale della Penisola Sorrentina, di cui fu ideatore e direttore, ebbe un ruolo centrale per quarant’anni sullo scenario non solo peninsulare, ma dell’intero Mezzogiorno d’Italia, sostenendo negli anni di crisi centinaia di industrie. E, ricordiamolo, nulla ha a che fare questa banca con la sfortunata Banca Astarita, ad essa successiva,  che sarà travolta dalla crisi del 1929. Tommaso Astarita nacque a Meta nel 1862, figlio dell’armatore e capitano Gioacchino Astarita e di Agnese Cafiero. Dopo i primi studi all’Istituto Nautico “N. Bixio”, consolidò la sua formazione in campo finanziario e commerciale in Inghilterra, dove rimase alcuni anni. E grazie a quel soggiorno, seppe allontanarsi dalla miope cultura imprenditoriale di tanta borghesia meridionale e  maturare una mentalità moderna, propria della middle class europea. Divenuto, non ancora venticinquenne, direttore di banca, costituì, pertanto,  un solido gruppo capitalistico insieme a personaggi di spicco della borghesia sorrentina e napoletana, puntando su investimenti cruciali per la modernizzazione e l’industrializzazione del Mezzogiorno. Anche a lui dobbiamo la realizzazione della prima centrale elettrica a Sorrento e della linea tramviaria elettrica tra Sorrento e Castellammare, come pure del cinema “Moderno” a Piano di Sorrento.

 

MARIO ASTARITA

 

 

Astarita nel Museo Gregoriano Etrusco

 

L’immagine elegante e solenne di un giovane nel simposio, comodamente appoggiato a un cuscino rigonfio, un enorme contenitore a stento abbracciato da cui si appresta a bere con distaccata serenità, fu dipinta da un maestro ateniese oltre venticinque secoli fa. Nelle intenzioni del suo artefice, che voleva rappresentare un convito particolare — si pensi a festività legate al culto di Dioniso come le Antesterie all’avvicinarsi della primavera che prevedevano un consumo smodato del vino — il nostro “bevitore” nella realtà si doveva lentamente palesare agli occhi di un simposiasta che, sorseggiando il vino, andava a scoprire il fondo della coppa sulla quale era dipinto.

Kylix attica a figure rosse,  del cosiddetto Pittore di Mario. Giovane in un simposio (520 prima dell’era cristiana)

 

Oggi la stessa immagine introduce il lettore alla consultazione del catalogo La Collezione Astarita nel Museo Gregoriano Etrusco. Ceramica attica bilingue a figure rosse e vernice nera di Giulia Rocco, con i contributi di Jasper Gaunt, Mario Iozzo e Aaron J. Paul (Edizioni Musei Vaticani, Città del Vaticano, 2016, pagine 560 + 272 tavole, euro 180), che viene presentato nei Musei vaticani mercoledì 16 novembre.

L’opera rientra nel programma di edizione scientifica integrale della collezione che negli anni ha già visto l’uscita dei volumi dedicati ai vasi italioti ed etruschi (Arthur Dale Trendall, 1976), alla ceramica attica a figure nere (Mario Iozzo, 2002) e a quella di produzione non attica (Mario Iozzo, 2012). Con i suoi 424 pezzi illustrati, tra vasi e frammenti, di cui ben 239 attribuiti a 106 figure diverse tra ceramisti e pittori, il catalogo rappresenta l’edizione di riferimento da anni attesa dalla comunità degli studiosi, non solo per quanto restava inedito ma anche per

gli oggetti entrati in vario modo nella bibliografia. Al contempo offre un campionario rappresentativo della migliore produzione di ceramica ateniese a figure rosse dal tardo arcaismo all’età classica matura, a partire quindi dai “pionieri” che sperimentarono questa nuova tecnica di dipingere i vasi intorno al 525-520 per giungere sino al crepuscolo del v secolo prima dell’era cristiana.

L’immagine di copertina, da cui siamo partiti, riassume efficacemente la statura di Mario Astarita (Napoli, 12 marzo 1896 – 30 novembre 1979), un fine e colto intenditore che mise insieme una collezione di ceramica antica di circa 900 pezzi. Sir John Beazley, celebre per la sua imponente opera di censimento e classificazione della ceramica attica figurata con metodo comparativo e attribuzionistico, identificò proprio a partire da quel frammento l’opera di un raffinato pittore di kylikes del tardo arcaismo, che denominò “Pittore di Mario” in onore del suo amico Astarita.

L’aneddoto richiama una più complessa vicenda umana e intellettuale che merita di essere ricordata, in quanto il collezionista e la sua raccolta costituirono un costante riferimento per i massimi esperti di ceramografia antica del Novecento, da Enrico Paribeni a Dietrich von Bothmer, per poi giungere a quel particolare sodalizio con sir John Beazley di cui si diceva; lo studioso oxoniano amerà ricordare nei suoi scritti i periodi estivi dedicati al lavoro sulla collezione, nella splendida cornice della villa Astarita a Capri tra il 1955 e il 1965, dove non mancava di misurarsi in compagnia dello stesso padrone di casa nell’entusiasmante opera di ricomposizione di qualche vaso ancora in frantumi, come si vede in una foto resa nota qualche anno fa.

Di lì a poco, siamo negli anni 1967 e 1968, Mario Astarita avrebbe donato personalmente a Paolo vi la sua prestigiosa e amata collezione di vasi greci, italioti ed etruschi, comprendente anche antichità varie, che da allora converge nella storia del Museo Gregoriano Etrusco, una delle sezioni dei Musei vaticani. La sala a essa dedicata fu inaugurata il 18 giugno 1971 e intitolata alla memoria dei genitori e della moglie del donatore.

Il tutto aveva avuto inizio nel lontano 1913 quando durante attività estrattive in un fondo della penisola sorrentina di proprietà della famiglia vennero alla luce i resti di una villa romana. In seguito a questo episodio decisivo nel determinare l’interesse per le antichità, Astarita forma la propria raccolta attingendo al commercio antiquario dei primi decenni del Novecento, nei cui canali erano confluiti anche i relitti degli scavi e del collezionismo ottocentesco, destinati a ulteriore e inevitabile dispersione.

POESIA MARIO ASTARITA

Quann’arrivavo me nzerrav’  ‘’a port ‘ aret ‘e spalle,
me levav’ ‘ a maschera ‘a faccia, mettev’ ammuro e penziere mieie
e po’ … Sciatavo.”
M. Astarita

When finally I was arrived at home, I use to look the door behind me,
remove the mask from my face, dismiss my troughts from my mind
And then … Breathe.”
M. Astarita

 

 




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