Storia della ricettivitÓ alberghiera di Capri

domenica 13 maggio 2018   Nessun commento
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Storia della ricettivitÓ alberghiera di Capri

Premessa

Negli ultimi venti anni dell'Ottocento il turismo in Italia crebbe tanto da diventare una delle voci più importanti della bilancia dei pagamenti. Tale crescita avvenne senza alcun intervento dello stato, solo nel 1917, in seno alla Commissione per la ricostruzione postbellica, venne decisa la costituzione di un Ufficio statale del turismo, preliminare a quell'Ente nazionale per la promozione delle industrie turistiche, l'Enit, che avrebbe visto la luce nel 1919. L'assenza di intervento dello Stato danneggiò soprattutto le regioni meridionali, nelle quali lo sviluppo del turismo versava in condizioni generali di maggiore arretratezza. Tra il 1901 e il 1914 furono tuttativia promulgate alcune leggi per favorire lo sviluppo economico del sud Italia; una delle più importanti fu quella del 1904 per l'incremento industriale di Napoli. Ispirata dal ministro Francesco Saverio Nitti, questa legge aveva come scopo principale quello di favorire la nascita dell'industria elettrica, intesa come precondizione per la crescita di tutti gli altri settori dell'economia. I sostenitori della legge erano peraltro convinti che questa crescita potesse realizzarsi in maniera spontanea, impernita sull'iniziativa privata. Secondo Nitti, infatti, era necessaria soltanto una "spinta esterna" ovvero l'avvento nel sud Italia di imprenditori settentrionali che tracciassero la strada sulla quale potesse poi incamminarsi la borghesia locale. Nel nuovo clima creato dalla legge del 1904 l'area intorno alla città di Napoli divenne effettivamente l'oggetto di un intervento massiccio di industriali e di banchieri del Nord. Molti "milanesi" , ovvero imprenditori provenienti da Milano, si interessarono all'industria elettrica, alla bonifica e all'irrigazione delle campagne e alla fornitura di servizi urbani, ma anche al turismo, perchè ne compresero subito l'importanza per lo sviluppo di alcune aree del sud Italia.

I primi albergatori di Capri : I Pagano dal Settecento al primo dopo-guerra

I "milanesi" intervennero in località come Capri e Taormina, dove il turismo si era già radicato in maniera graduale, "naturale", si potrebbe dire, ad opera di imprenditori del posto, che avevano aperto i primi alberghi. E' noto che il primo albergo di Capri, l'Hotel Pagano, ebbe origine dall'attività di accoglienza dei forestieri iniziata dal notaio Giuseppe Pagano nella sua abitazione negli anni ' 20 dell'Ottocento. (Posso affermare che sia stato il primo Bed & Breakfast di Capri) Dopo la morte di Giuseppe, i Pagano abbandonarono la secolare tradizione notarile della famiglia e divennero albergatori di professione. La ricostruzione della genealogia della famiglia su un lungo arco di tempo ha però messo in luce i numerosi altri mutamenti che accompagnarono tale passaggio. Il mutamento di status sociale dei Pagano, che si trasformarono dunque da professionisti in commercianti, si definì più nettamente nei quarant'anni successivi all'apertura dell'albergo, quando l'isola cominciò ad essere meta di flussi turistici più consistenti. La capacità della famiglia di adottare comportamenti economici e sociali conformi alle regole del nuovo secolo borghese è, chiaramente, indice di flessibilità. Sia gli uomini che le donne della famiglia Pagano dimostrarono di saper assumere con facilità ruoli nuovi. Quando ad esempio, con la morte del notaio Giuseppe, la famiglia perse una parte importante del reddito derivante dall'attività professionale, fu proprio la vedova, Margherita Conte, a dare maggiore impulso all'attività ricettizia, già avviata quando il marito era ancora in vita.I Registri della popolazione del 1846 indicano infatti Margherita come "Locandiera" , con lei, per la prima volta, il mestiere di albergatore viene attribuito ufficialmente ad un membro della famiglia. Esercitata in forma "pubblica" come attività commerciale, la conduzione di una "casa" richiedeva infatti capacità personali specifiche, come il rispetto di determinati standard nell'ospitalità o il saper contrattare con fornitori e clienti. Margherita evidentemente possedeva tali capacità anche perchè, essendo figlia di uno dei pochi medici di Capri, era dotata probabilmente dell'educazione e del grado di alfabetizzazione necessari. L'uimportanza della figura della vedova è confermata da un altro fatto: solo con la sua morte, avvenuta nel gennaio del 1862 a ben 98 anni, i figli poterono mettere in discussione la questione della successione ereditaria relativa ai beni del padre Giuseppe e dello zio canonico Nicola, morti entrambi senza lasciare testamento nei lontani anni ' 30.

Sappiamo che la causa giudiziaria per la divisione, promossa da una delle figlie del notaio, Serafina, fu evitata solo grazie alla "composizione della lite in via bonaria" da parte del Giudice (13 Novembre 1864). La donna ottenne la proprietà delle due stanze al piano terra del casamento nel quale già abitava con il marito, e di altre due stanze adiacenti con il giardino. Dall'atto di divisione del 1864, che riproduce l'accordo, si comprende il perchè della sua insistenza: ella aveva abbattuto un muro del giardino che dava sulla strada, e aveva trasformato le due stanze in un "pubblico caffè". Serafina in questo modo riusci ad impiantare insieme al marito, (Pasquale Luparelli classificato come "caffettiere") un'attività commerciale autonoma. Probabilmente il suo caffè fu il primo ad essere aperto a Capri, e rimase probabilmente l'unico fino agli anni '80 dell'Ottocento.(Solo dopo il 1880 furono aperti i caffè "Zum Kater Hiddigeigei" e "Al Vermouth") I criteri adottati nel corso della divisione eredetaria non compromisero tuttavia l'integrità del patrimonio della famiglia Pagano. Se Serafina era infatti riuscita ad ottenere qualche immobile di un certo valore, le altre sorelle furono invece fortemente penalizzate, mentre fu favorito l'unico fratello maschio, Michele. Michele Pagano tra gli anni '60 e '70 dell' Ottocento continuò a gestire l'albergo aperto dal padre notaio. Era un albergo piccolo, visto che, ancora nel 1864, occupava solo le stanze di un appartamento: il "quarto grande superiore". Fu infatti solo nella generazione successiva che l'albergo arrivò ad occupare, l'intero palazzo ereditario e altri locali esterni, prendendo il nome di Hotel Vittoria Pagano

In tutta la storia della famiglia Pagano è interessante la vicenda di Giuseppe Pagano, figlio di Michele e dunque nipote del notaio albergatore. Giuseppe visse tra il 1841 e il 1909 e, rimanendo celibe, riuscì a tenere unito l'intero patrimonio di famiglia, conservando il ruolo che, prima di lui, era stato assunto da generazioni di zii canonici, ai quali veniva intestata buona parte degli immobili di famiglia per garantire il mantenimento della ricchezza familiare. Tuttavia bastò il suo matrimonio, molto tardivo e motivato dalla nascita improvvisa - cinque giorni dopo le nozze - del primo ed unico figlio, per far emergere gli interessi contrastanti e individuali dei diversi membri della famiglia. I beni, che fino a quel momento erano di proprietà esclusiva del primogenito di Michele, vennero nuovamente ripartiti tra tutti e quattro i fratelli maschi. Le sorelle furono escluse dalla ripartizione degli immobili ma ottennero comunque ben 14.000 lire a testa. (I figli di Michele erano nove) I Pagano continuarono per molto tempo ad essere primi albergatori dell'isola. almneo per numero di stanze: tuttavia, a partire dagli anni '80 dell' Ottocento, dovettero iniziare a fare i conti con la concorrenza. Sull'isola, infatti, si stava formando una nuova generazione di intraprendenti albergatori, che avevano un diverso approccio alla professione rispetto ai Pagano. Mentre i Pagano che da sempre facevano parte dell'elitè isolana, si erano limitati a convertire gradualmente in "mestiere" il patrimonio culturale e materiale, ovvero la casa di abitazione, che già possedevano, questi nuovi albergatori rappresentano un esempio di ascesa sociale: un trining culturale effettuato lavorando nel settore, a Capri e talora all'estero, e un patrimonio immobiliare "l'albergo" conquistato col tempo. Esempio emblematico di questa iimprenditoria la ritroviamo in Federico Serena, gestore dell'ancora oggi famoso Hotel Quisisana.

Curiosità : oggi come allora, ancora una volta una famiglia di professionisti, di cui un notaio hanno acquistato la ex struttura di Capri su Via Roma "Hotel Stella Maris" per realizzare un nuovo e magnifico Hotel.

Federico Serena

Era figlio di un panettiere, ed iniziò la sua carriera  come lavapiatti pressouna piccola locanda dell'isola, per poi prestare servizio per sei anni presso un prete inglese fuori Capri. Tornato a Capri, Serena trovò lavoro come cameriere presso l'Hotel Quisisana, ex sanatorio fondato dal medico George Sidney Clark, inglese di Liverpool, e trasformato in albergo nel 1868 dagli eredi. Nel 1880 l'abile cameriere riuscì a indurre gli eredi di Clark ad affidargli la gestione dell'albergo per sette anni forzosi e sette successivi di rispetto, al prezzo di lire 8.000 annue, che dovevano essere pagate quadrimestralmente. (Contratto di locazione del 18 settembre 1880) Nel 1893 ad un anno dalla scadenza del contratto di affitto, Federico Serena acquistò l'albergo. (atto di compravendita del 4 ottobre 1893) Al momento della vendita, l'immobile appariva molto più ampio rispetto a come si presentava nel 1880. I vani erano infatti ben 47 - in tredici anni ne erano stati costruiti diciotto - più una scala in fabbrica interna, una serra, la cucina ed accessori. Il casamento risultava essere stato ingrandito in parte da Alfredo Clark e in parte proprio dallo stesso Federico Serena, come risulta da una pubblica scrittura dell'agosto del 1886. Serena acquistò l'albergo, pagandolo in più rate, assieme a tutta la mobilia, al prezzo di 125.000 lire : lire 100.000 per l'immobile e 25.000 pr la parte mobile. Grazie a questo acquisto Federico Serena riuscì ad imporsi come uno degli imprenditori di spicco dell'isola. E negli anni '90 dell'Ottocento, alla concorrenza economica si affiancò la sfida politica, perchè Serena divenne il rappresentante di spicco della fazione politica che contese con i Pagano la gestione dell'amministrazione locale. Le prime guide turistiche dell'epoca forniscono testimonianze indirette di tali dinamiche. La guida Baedeker, pur non mancando di sottolineare, nell'edizione del 1899, che il Pagano, con i suoi affreschi all'interno e con la sua antica palma in giardino, era " favorito da tempo dai tedeschi " aggiungeva però che era ormai " adatto soltanto ad una clientela di facili pretese " . Commento che venne sostanzialmente confermato nelle edizioni degli anni successivi. Nonostante che l'Hotel Pagano fosse negli anni aumentato notevolmente di dimensioni, continuava ad essere condotto con un'impronta decisamente familiare. D'altra parte i giovani Pagano, sia i maschi che le femmine, sposarono gente umile, gente del luogo, che non di rado faceva parte dello stesso personale dell'albergo. E' possibile che proprio questi elementi di continuità frenassero lo sviluppo di un'impresa, che, per essere competitiva, avrebbe dovuto assumere invece connotati di tipo più moderno, elevando la qualità del servizio. A fine Ottocento, infatti, in tutte le più note località di soggiorno erano sorte strutture alberghiere di lusso, tipo il Grand Hotel o il Palace, circondate in genere da un grande giardino e dotate di tutti i confort. Caratteristiche queste, di sicuro richiamo per i nuovi clienti di origine alto borghese, che sempre più affollavano l'isola, e che superavano oramai di numero que personaggi dall'aria un pò bohémien, che usualmente frequentavano l'Hotel Pagano. Questi fattori, uniti ad una gestione imprudente delle finanze da parte di alcuni membri della famiglia, contribuirono alla crisi. Le inevitabili ripercussioni che la prima grande guerra ebbe sul turismo non fecero che incrementare la fragilità sulla quale era basata gran parte del sistema ricettivo caprese, provocando il fallimento di molte famiglie di albergatori. La crisi dei Pagano fu però precedente al conflitto, ed istanze di pagamento, anche per cifre molto piccole, fanno pensare a finanze della famiglia ridotte ormai allo stremo. L'albergo, col quale si identificavano gli interessi di un gruppo familiare ormai numeroso e ramificato, chiuse nel 1911. Nel 1918, dopo un lungo iter burocratico, passò di mano, e fu acquistato all'asta giudiziaria da un gruppo di finanziario di Milano: la Sia, Società Immobiliare Alberghi.

Tra il 1918 e il 1919 la milanese Società immobiliare alberghi, la Sia, acquisì non solo l'Hotel Pagano ma anche il prestigioso Quisisana e un albergo nuovo, proprietà della famiglia Morgano. Nello spazio di pochi anni scomparvero anche i tre più importanti protagonisti del turismo caprese d'anteguerra, che avevano legato il proprio nome a quegli alberghi: Federico Serena morì nel 1913, Giuseppe Morgano e Manfredi Pagano nel 1922. Questi eventi segnarono una svolta nella storia dell'isola e se ne accorse subito Edwin Cerio, allora sindaco di Capri. Nel discorso funebre per Manfredi Pagano, Cerio espresse la sua nostalgia per il "piccolo mondo antico" che "si va spopolando" con la scomparsa delle "più belle figure della generazione che ci ha preceduti". L'Hotel Pagano, concludeva, "cenacolo di artisti e poeti di tutte le nazioni" aveva dovuto cedere il posto ad una  "industria" che soppiantava la vecchia pratica dei nostri ospitali albergatori del secolo scorso. Il termine "Industria" usato da Cerio era veramente appropriato, visto che la società immobiliare alberghi era espressione di uno dei settori più avanzati del capitalismo italiano; rappresentava infatti il gruppo elettro-bancario milanese di ascendenza nittiana e socialriformista che costituì, tra l'inizio del secolo e gli anni '20 del Novecento, uno dei più importanti e innovativi tentativi di promuovere lo sviluppo economico delle regioni meridionali.

 




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